Cadini di Misurina, Dolomiti
Architetture della mente

La musica che vive nella mente

Come nascono le opere di Edoardo Brotto, senza una sola pagina di partitura

Da qualche parte esiste un catalogo di oltre venti opere per pianoforte che nessuno ha mai potuto sfogliare. Nessun manoscritto, nessun file, nessuna bozza a matita. Ogni nota abita in un solo luogo: la mente di chi l'ha immaginata.

Tutto comincia da un'immagine. Un lago al crepuscolo, un fiocco di neve che cade, il profumo di un vento d'inverno. A volte è una pura intuizione musicale, un accordo che si accende all'improvviso; altre volte è la musica stessa a generare altra musica. Da quella scintilla affiorano le idee: alcune brevi come una progressione armonica, altre vaste come un intero movimento.

Edoardo le fissa una per una e le ripone in quello che chiama il suo “frigorifero”:

«Nel momento in cui si forma un'idea, la fisso e la ripongo in uno dei compartimenti che ho dentro la mente. Una specie di frigorifero di ingredienti. Non scrivo mai la musica, la memorizzo e basta. Quando ritorno al pianoforte, anche svariati mesi dopo, mi basta aprire quel “frigorifero” per creare il piatto. Se al piatto manca qualcosa, ritorna nel suo comparto, congelato, in attesa di nuove idee.»

Edoardo Brotto, intervista con Massimo Crispi, Gli Stati Generali

Per non perdere nulla usa una tecnica antichissima, il palazzo della memoria: ogni idea ha la sua stanza, e lì resta finché non serve. Poi le idee diventano tessere di un mosaico. Le sposta, le capovolge, le accosta in modi sempre nuovi, seguendo un processo logico preciso. È la parte più lunga e delicata, e può durare mesi. Finché arriva il momento in cui, come dalla vetta di una montagna, la struttura intera si rivela tutta insieme, e tra mille forme possibili si riconosce quella più bella.

Quel momento può arrivare ovunque. Nel sonno. Sulle scogliere di un oceano, davanti a un fronte di tempesta che avanza nel tramonto. Oppure, semplicemente, seduto al pianoforte.

Solo allora la musica scende nella sua forma definitiva, sulla tastiera, e viene fissata direttamente nella registrazione: il disco è la prima e unica forma scritta di ogni opera.

Malin Head, Donegal, Irlanda

Un anno e mezzo in “frigorifero”

Siberian Blizzard, Op. 10, è nato così. I primi quattro minuti sono arrivati quasi di getto. Poi il silenzio: il brano avrebbe potuto chiudersi lì, come un semplice studio, ma chiedeva qualcosa di più, e quel qualcosa tardava ad arrivare. È rimasto in “frigorifero” per circa un anno e mezzo. Poi, in una stagione di creatività fluente, è nato tutto il resto, insieme a The Devil in Love.

Dolomiti

A guidarlo sono state le Dolomiti innevate, ripescate nei ricordi e nelle fotografie, e una sensazione vissuta sulla propria pelle: una tormenta a 3000 metri di quota, con il vento oltre i 100 chilometri orari. Il brano è in mi bemolle minore, che in inglese si scrive E♭ minor. Edoardo lo chiama “The Edd minor”, come le sue iniziali.

C'è qualcosa di antico in questo modo di comporre, la stessa memoria con cui per secoli si sono tramandati canti e poemi. E qualcosa di molto personale: in The Night Suite il tema del Waltz of the Fairies, Op. 11, ritorna in ogni movimento come un ricordo che vaga e cambia forma. Musica che nasce dalla memoria e alla memoria ritorna.